No Human Should Be Without Rights

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Hi, these in the picture are me, Sonia, Stafania, Zack and a new friend known in Turkey. We are in Istanbul at the end of a fantastic week. =)

“No Human Should Be Without Rights “, this the name of the project promoted by the ERASMUS + program that took place Istanbul, Turkey from 22.04-29.04.2017.

Project was a partnership building activity in youth field. Six countries: Italy, Bulgaria, Macedonia, Poland, Latvia, Turkey and so many young people.

Among these a group of 4 young people from 4 corners of Italy: north, south, center and islands! I Angela and with me Zack, Sonia, Stefania. For us it was a busy but fun week!

Through various activities we learned he value of Human Rights. The term “human rights” is referred to the basic rights and freedom that all people have. All people can make use of these rights regardless of their race, nationality, ethnical origin, religion, language or gender.

Every day we had so many activities like work in small groups, ice breakers, team building, creative workshops, debates , visiting etc. they learned the value of Human Rights.

We also participated in a public transport project in the city of Istanbul.

These are our considerations:

As partecipants delegates coming from 6 countries, we discussed about the situation of public Istat9SqHHyUnbul metropolitan system and we compared with the currently Italian system.

Cleanness at the station
Compared to the Italian metropolitan system of Rome we found the general system very efficient. About general cleanliness we found the Istanbul station very tidy and lively:
• There wasn’t written on the wall
• Bright public spaces
• No rubbish on the floor
• No smell

In Rome is different because the infrastructures are old, dirty and disorganized.

Istanbul card
We haven’t found any information points that could explain us how to buy it or how the Istanbul card works. However you can choose several languages for buy a journey ticket from electronic machine also Italian language

Check police security
We were surprised about the metal detectors at the entrances of the stop stations. In Italy we don’t use the metal detector ps but in each station we have public armed forces and private security inside the train and along the platform.

Thank you for showing us the metropolitan Istanbul system and having the opportunity to live here for a week. We hope to hear from you good news.

Kind regards

Angela Linda Maiolica, Sonia Marcantonio, Stefania Morittu,  Zakaria Bafta

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ZeroperCento

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A Milano apre una nuova bottega solidale con prodotti sfusi e a chilometro zero provenienti dalle aziende agricole lombarde e dalle cooperative agricole sociali.

La bottega si chiamerà ZeroPerCento e sarà un emporio solidale a Milano gestito esclusivamente da personale disoccupato da almeno 6 mesi (il 30% dei dipendenti apparterrà inoltre a categorie cosidette svantaggiate).

A spiegare gli obiettivi della campagna per la raccolta fondi sono stati i soci della cooperativa Namasté: «Noi saremo un negozio profit che però decide di investire i profitti dell’attività nella comunità stessa, in particolare erogando spese a prezzo agevolato a tutti quei cittadini che non possono permettersi un prezzo pieno».

In altre parole, chi è disoccupato potrà fare la spesa pagando non con contanti ma attraverso punti assegnati in base a criteri oggettivi (mesi di disoccupazione, figli a carico, reddito annuo, canoni di affitto ecc). ZeroPerCento non sarà però solo una bottega ma anche un centro di ascolto per seguire tutti i beneficiari e una scuola dei mestieri per approfondire competenze e professionalità. L’emporio potrà così essere gestito interamente dagli stessi beneficiari in cerca di occupazione attraverso una collaborazione lavorativa retribuita di 9 mesi. I beneficiari verranno quindi, seguiti nelle attività lavorative quotidiane ma anche nella formazione e nella ricerca di un lavoro in realtà esterne.

A Solliciano nasce “L’olio degli incontri”

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Tempo fa raccontavo la storia di Made in Jail e di Banda Biscotti esperienze di rienserimento per i detenuti. Vi raccontavo la bellezza di avere una seconda possibilità, dove qualcuno decide di investire in un parte della società troppo spessa dimenticata.

Sulla stessa scia è la storia di Vita che ho il piacere di condividere.  Questa volta si parla di Olio, buona lettura!

Ed ecco a voi altro esempio Vita oltre le sbarre. Nel carcere di Firenze, Solliciano,  è stata realizzata un’ area che si chiama il Giardino degli Incontri, dove tra il verde si distende un’oliveta. Alberi di ulivi, carichi di olive, dove sono i detenuti a raccogliere le olive. Dalle olive, quest’anno, verranno ricavate circa trecento bottiglie di Olio, con l’obiettivo di arrivare a tremila negli anni. «La cura degli olivi, la raccolta dei suoi frutti, la frangitura e infine l’imbottigliamento possono significare un vero reinserimento nella società civile e un no definitivo alla recidiva», spiega  Lamberto Frescobaldi, tra i più grandi produttori di vino al mondo, presidente dell’omonima azienda. «Governare un olivo», come dicevano in vecchi contadini, è anche una pratica pedagogica, un’autoeducazione a tornare cittadini liberi. Si tolgono le erbacce, si “sbroccano” i “polloni” per evitare alla pianta quell’antiestetico e poco produttivo effetto cespuglio, in inverno si pensa alla potatura. Poi ci sono i trattamenti, con l’impiego di prodotto biologici, per evitare gli attacchi di malattie e della temutissima mosca. E’ la prima vota che in un carcere si produce olio. E quest’anno le prime bottiglie sono diventate realtà con tanto di etichetta esclusiva con su scritto «Olio degli incontri prodotto dal Carcere di Sollicciano»

Sollicciano è il secondo carcere dove operano i Frescobaldi. Che al vino hanno invece dedicato un progetto nel carcere della Gorgona, davanti alle coste livornesi. Qui viene prodotto un bianco a base di ansonica e vermentino e i detenuti che lavorano in vigna a Gorgona sono regolarmente assunti e stipendiati da Frescobaldi, che annualmente investe nel progetto 100 mila euro.

Il futuro? Si sta lavorando a un progetto per Pianosa, l’altra isola carcere dell’Arcipelago Toscano dove oggi opera una cooperativa di detenuti ed ex detenuti. Nell’ex isola del diavolo, già inferno per i mafiosi condannati al 41 bis, potrebbe nascere un’importante azienda agricola. Che guarda al mercato ma anche e soprattutto al sociale. «Perché l’obiettivo comune è quello di dare ai detenuti una concreta possibilità di reinserimento nel mondo del lavoro e vorremmo che le nostre iniziative non rimanessero casi isolato, ma buone pratiche taliana da esportare nel mondo», spiega Frescobaldi. Molti degli ex detenuti che hanno partecipato al progetto lavorano nella sua azienda. «Sono bravi e si sono reinseriti perfettamente ed è questa la soddisfazione più grande», conclude il presidente.

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Petalosamente parlando…

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Da giorni si sente parlare della nuova parola “petaloso”. Molti si sono espressi, chi contrario chi favorevole. Così ho pesanto di scrivere sul tema anche io, perché petaloso è bello!

La bellezza di petaloso è nella storia: una maestra, un alunno e la sua classe.

Tutto inizia alla scuola elementare Marchesi di Copparo, in provincia di Ferrara, classe 3c. Matteo in un compito sugli aggettivi utilizza la parola incriminata per descrivere un fiore.  La maestra Margherita Aurora, incuriosita e divertita, ha deciso di inviare il nuovo lemma all’Accademia della Crusca per una valutazione, in un intervista racconta al telefono:

«Quando ho letto il compito ho segnato errore ma aggiungendo accanto al cerchio rosso che si trattava di un errore bello. La parola mi convinceva, perciò mi è venuta l’idea di chiedere il parere della Crusca. Ho spiegato ai miei alunni che cos’è questo ente, l’abbiamo studiato insieme e poi ho chiesto a Matteo di scrivere la lettera da spedire. Lui me l’ha fatta correggere e ha chiesto a una compagna di classe di ricopiarla in bella grafia. Insomma, un bel lavoro di squadra.»

Per questo, petaloso, arriva sul Blog delle storie belle. Petaloso è carico di bello, un bello che espolde dalla fantasia di un bambino, cresce per merito di una manestra che usa poco la matita blu ma che valorizza i propri alunni e si alimenta della collaborazione di tutta una classe! Vorrei per questo farvi abbandonare tutti i commenti e le critiche e spostare la vostra attenzione alla bellezza della vicenda. Una maestra che sceglie di insegnare incuriosendo e motivando. Un bimbo che si sente valorizzato ed una classe che partecipa del bello senza invidie.

Fonte: http://www.corriere.it/scuola/16_febbraio_24/ferrara-copparo-piccolo-matteo-inventa-parola-petaloso-accademia-crusca-risponde-7296e148-dac9-11e5-956c-6f7e55711737.shtml

Cinema du Desert

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Una coppia, una passione, un camper e una missione: Cinema du Desert!

Da cinque anni Davide e Francesca vivono su un camion-camper. La missione: portare il cinema nei villaggi più isolati del mondo. Dall’Africa alla Siberia fino in Mongolia, storia di un progetto eccezionale chiamato “Cinema du Desert”

Daviede e Francesca sette anni fa scelgono di abbandonare tutto e partire.  Davide ha comprato un camion, insieme a Francesca lo hanno “camperizzato” e ne hanno fatto la loro casa. Dal 2009 vivono in viaggio e regalano il cinema agli abitanti dei villaggi più isolati del mondo. Stanno lontani dall’Italia 8, 9 mesi l’anno, poi tornano: fanno piccoli lavori e organizzano eventi di finanziamento, oltre a campagne online. Così raccolgono il denaro necessario per continuare il viaggio. “Abbiamo provato a fare i conti: Cinema del Deserto, il nostro progetto, ci ha fatto percorrere 90mila kilometri in tre continenti (Africa, Europa e Asia). Abbiamo raccolto oltre 27mila spettatori con una media di 40-50 film proiettati all’anno”.

Avevano provato a fare una cosa simile qui, in Italia: organizzare eventi gratuiti, mostrare video, non necessariamente film, ma le regole erano troppo stringenti, così la decisione di partire, prima tappa: l’Africa. Home, il documentario di Yann Arthus-Bertrand su ambiente e cambiamenti climatici è la storia con cui ha ufficialmente inizio Cinema del Deserto, a Timbuktu dove Davide e Francesca sono arrivati come membri della ong Bambini nel Deserto. I film che proiettano hanno sempre come tema il rapporto uomo-natura o lo sfruttamento delle risorse. E poi, naturalmente, ci sono i cartoni animati per i bambini.

Quello sulla tutela dell’ambiente è un discorso talmente importante che il loro cinema sfrutta energia alternativa per funzionare, è un “cinema solare”. Il camion, oltre a essere la loro casa, dove cucinano, mangiano e dormono, è attrezzato di tutto: sul tetto ci sono i pannelli, un mini impianto fotovoltaico, e dentro una coppia di batterie che garantiscono almeno sei ore di proiezione. Così, non appena si fa buio, Francesca e Davide posizionano lo schermo su un lato del camion e si trasformano nei fratelli Lumière per il loro pubblico.

Per gli abitanti di alcuni villaggi, infatti, questo è il primo approccio con il cinema,  raccontano :”Un ragazzo una volta ci ha detto: ‘Grazie a voi ho potuto vedere cose che non conoscevo: il mare, le grandi città’. Un’altra volta invece un gruppetto di spettatori si è improvvisamente alzato e ha iniziato a correre e scappare via: La scena era quella di un camion che passava sopra la telecamera. Credevano li avrebbe investiti. Per non parlare poi dei bambini. A quelli africani abbiamo fatto vedere Kirikù. Erano così felici che la sera successiva hanno voluto rivederlo a tutti i costi”.

Davide e Francesca dicono che non è stato troppo difficile abituarsi a questo nuovo stile di vita. Nessun pentimento insomma. Per quanto le loro spese siano ridotte al minimo (quasi l’80% del budget lo spendono per il gasolio) devono trovare fondi per mesi e mesi on the road. Ecco perché, anche quando tornano a casa, è sempre difficile incontrarli: “Cerchiamo lavoretti da fare e organizziamo eventi di finanziamento”. Rovereto, Milano e poi Bologna: sono queste le città che prossimamente vedranno Davide e Francesca impegnati in cene ed eventi per raccogliere fondi. “Appena rientrati dall’ultima spedizione in Asia, abbiamo ricevuto una mail da un festival sui diritti umani che si svolge dal 7 al 10 aprile al confine tra Marocco e Algeria. Vogliono che portiamo lì il nostro Cinema del Deserto“. Il tempo non è molto, per questo motivo stanno pensando di organizzare anche una campagna di crowdfounding online: “L’avevamo fatto anche per l’ultimo viaggio, utilizzando le piattaforme Produzioni Dal Basso e Indiegogo. Abbiamo ricevuto donazioni da ventisei Paesi, i più generosi sono stati americani, inglesi e norvegesi”.

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Fonti: http://www.repubblica.it/spettacoli/cinema/2016/03/08/news/cinema_del_deserto-134937372/

Grande ritorno!

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Dopo una lunghissima assenza si torna!

Riprende l’attività di StoriedAmorestoriediVita… La bellezza ha desiderio di esplodere.

Rinnovo l’invito, se hai storie belle, così belle da dover essere raccontate scrivimi ed insieme le faremo conoscere.

Buona lettura!

 

se diffondiamo cose belle ....

Quel mazzolin di fiori

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Dopo una lunghissima assenza ho deciso di tornare in questo luogo.

Oggi più che mai c’è bisogno di Bellezza, l’inverno è agli sgoccioli e l’aria di primavera inizia a farsi desiderare con i cuoi colori ed i suoi fiori. Girovagando su internet mi sono coì imbattuta in 10.000 fiori piantati per amore, una coppia, una malattia e un gesto.

Un piccolo esempio di amore e bellezza!

In Giappone, un uomo ha trascorso due anni della sua vita a piantare fiori per amore. Toshiyuki Kuroki e sua moglie erano pronti a passare la loro pensione viaggiando in giro per il paese, quando la signora Kuroki ha improvvisamente perso la vista a causa del diabete.Tutto questo l’ha portata a cadere in una brutta depressione che l’ha allontanata dal mondo. È stato allora che Kuroki ha deciso di piantare per lei dei fiori, oltre diecimila per la precisione, tutti intorno alla loro casa. In questo modo la donna amata avrebbe potuto godere dei fiori non attraverso la vista, ma con tutti gli altri sensi. Ma l’impresa floreale dell’anziano giapponese innamorato aveva anche un altro scopo: portare visitatori a casa loro per far sentire la moglie meno sola.Il gesto romantico sembra aver funzionato. Sono infatti almeno settemila i visitatori che sono andati a visitare il giardino fiorito e a fare un po’ di compagnia alla signora Kuroki.

Fonte : http://www.tpi.it/mondo/giappone/giapponese-diecimila-fiori-amore

La bellezza è un messaggio

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Torno a scrivere dopo parecchio tempo. Oggi volevo solo inserire un piccolo pensiero.

Impegnata nelle mie cose della giornata e anche un poco triste per dei pensieri che circolavano nelle mia testa quando una cara amica mi ha mandato un messaggio.

Il messaggio mi ha fatto tornare il sorriso. Proprio protagonista di questo fatto oggi vi propongo questo brano.

Buona lettura!

Crescendo impari

E crescendo impari che la felicità non e’ quella delle grandi cose.
Non e’ quella che si insegue a vent’anni, quando, come gladiatori si combatte il mondo per uscirne vittoriosi…
La felicità non e’ quella che affanosamente si insegue credendo che l’amore sia tutto o niente…
non e’ quella delle emozioni forti che fanno il “botto” e che esplodono fuori con tuoni spettacolari…
la felicità non e’ quella di grattacieli da scalare, di sfide da vincere mettendosi continuamente alla prova.
Crescendo impari che la felicità e’ fatta di cose piccole ma preziose…
…e impari che il profumo del caffe’ al mattino e’ un piccolo rituale di felicità, che bastano le note di una canzone, le sensazioni di un libro dai colori che scaldano il cuore, che bastano gli aromi di una cucina, la poesia dei pittori della felicità, che basta il muso del tuo gatto o del tuo cane per sentire una felicità lieve.
E impari che la felicità e’ fatta di emozioni in punta di piedi, di piccole esplosioni che in sordina allargano il cuore, che le stelle ti possono commuovere e il sole far brillare gli occhi,
e impari che un campo di girasoli sa illuminarti il volto, che il profumo della primavera ti sveglia dall’inverno, e che sederti a leggere all’ombra di un albero rilassa e libera i pensieri.

E impari che l’amore e’ fatto di sensazioni delicate, di piccole scintille allo stomaco, di presenze vicine anche se lontane, e impari che il tempo si dilata e che quei 5 minuti sono preziosi e lunghi più di tante ore, e impari che basta chiudere gli occhi, accendere i sensi, sfornellare in cucina, leggere una poesia, scrivere su un libro o guardare una foto per annullare il tempo e le distanze ed essere con chi ami.

E impari che sentire una voce al telefono, ricevere un messaggio inaspettato, sono piccolo attimi felici.
E impari ad avere, nel cassetto e nel cuore, sogni piccoli ma preziosi.

E impari che tenere in braccio un bimbo e’ una deliziosa felicità.
E impari che i regali più grandi sono quelli che parlano delle persone che ami…
E impari che c’e’ felicità anche in quella urgenza di scrivere su un foglio i tuoi pensieri, che c’e’ qualcosa di amaramente felice anche nella malinconia.

E impari che nonostante le tue difese, nonostante il tuo volere o il tuo destino, in ogni gabbiano che vola c’e’ nel cuore un piccolo-grande Jonathan Livingston.
E impari quanto sia bella e grandiosa la semplicità.

La BELLEZZA è una rinuncia

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Ieri parlavo di scuola e oggi vi riparlo di scuola.

Vi racconto la storiadiVita di alcuni alunni e della loro professoressa.

Protagonisti di questa commovente storia sono alcuni studenti del liceo “Profile School” di Bethlehem, in Pennsylvania.

Passano gli anni ed il sogno di partire insieme sta per divenire realtà: un viaggio di 4 notti a New York  stava per cominciare,  giusto il tempo di consegnare i soldi e tutto era pronto per la partenza.

Poi la brutta notizia: la loro professoressa non poteva seguirli, le hanno trovato un sarcoma sinoviale, un tumore raro dei tessuti molli. Immediatamente gli alunni decidono di convocare un’assemblea di classe e all’unisono scelgono di rinunciare alla gita. I soldi, pari a circa 8mila dollari, verranno donati alla professoressa per pagare le cure necessarie per salvare la sua vita.

Così una rinuncia si trasforma in bellezza. Una rinuncia diviene una possibilità per un’altra persona!

Emozionata e orgogliosa la direttrice dell’istituto, Courtney Vashaw. “In questa scuola abbiamo sempre cercato di insegnare i valori della solidarietà e dell’attenzione al prossimo – ha detto – ma mai avrei pensato che gli studenti sarebbero arrivati a tanto”.

«Lei ci ha dato molto e noi abbiamo voluto ringraziarla per questo», commenta Christopher Sirois, uno dei rappresentanti di classe. In effetti, gli studenti faranno comunque una breve gita in ambito locale. Intanto, stanno organizzando anche una raccolta fondi per la prof.

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